Categorie della politica nella crisi della democrazia: rappresentanza, diritti, libertà

Coordinatori: Prof. Negro, Prof. Poidomani, Prof.ssa Sampugnaro, Prof. Sciacca, Dott. Grasso, Dott.ssa Montemagno, Dott. Poli, Dott. Tesei, Dott.ssa Vitale.

La democrazia è un concetto antico che, nel corso della sua evoluzione, ha presentato e presenta forme, protagonisti, regole differenti e mutevoli. Nell’esercizio della propria sovranità, il popolo ha trovato nel corso della storia diverse rappresentazioni. Nelle società contemporanee, la democrazia ‘in cambiamento’ esprime esigenze, stimoli e necessità diverse che si riversano sul vestito istituzionale, sull’assetto organizzativo e sugli attori politici. La vita della democrazia risulta, pertanto, particolarmente dura, in competizione con le costanti tentazioni di reductio ad unum dei diversi poteri che, al contrario, qualificano l’equilibrio delle cosiddette democrazie avanzate.

Fra gli attori che sembrano volerne mettere in discussione l’assetto avanzato, possiamo ritrovare le moderne espressioni dei nuovi populismi, sovranismi e nazionalismi, che hanno interessato diversi sistemi politici a partire dalla fine della contrapposizione tra i due blocchi occidentale e sovietico e l’emersione di nuovi attori sullo scenario geopolitico, sia in singole nazioni, sia al livello globale. Pur non rappresentando un fenomeno nuovo nella storia politica mondiale, tali movimenti hanno, in linea generale, saputo intercettare il malcontento nei confronti dell’assetto politico della democrazia liberale e dell’economia neoliberista, ovvero l’incapacità di molte democrazie nel rispondere alle necessità e ai bisogni di vasta parte della popolazione. Ciò ha portato questi nuovi attori politici ad assumere caratteristiche differenti di società in società, generando risposte diverse da parte di soggetti più tradizionali e delle istituzioni locali.

La crisi della rappresentanza politica ha numerose chiavi di lettura, non ultime il crollo della fiducia nelle istituzioni politiche e l’indebolimento del ruolo del partito come strumento di intermediazione tra elettori ed eletti. In questo quadro si inseriscono da un lato la trasformazione della concezione di rappresentanza individuale che i singoli politici esprimono nella propria attività politica; dall’altro i tentativi di rivitalizzazione della rappresentanza messi in atto dai partiti politici, che per porre rimedio alla crisi della democrazia e, in molti casi, per favorire il riaggancio con la società, hanno operato un restyling nel loro modello organizzativo. Spesso questi processi si sono tradotti nel tentativo di ampliare la democrazia interna ai partiti, con il coinvolgimento degli iscritti nell’elaborazione delle politiche e nei processi di selezione delle candidature, oltre che con il riequilibrio della rappresentanza di genere.

Sotto il profilo filosofico, l’analisi della crisi della democrazia può poggiare la propria riflessione metodologica sul controverso secolo di Politische Theologie di Carl Schmitt, di cui ricorre il centenario dalla prima pubblicazione: soffermarsi sull’analogia quale metodo della ricerca può contribuire ad evidenziare pregi e limiti.

La democrazia post-rappresentativa sta inoltre generando un cambiamento profondo nella logica della comunicazione politica, nella gestione delle campagne elettorali, oltre che lo sviluppo di nuove ed individualizzate forme di partecipazione politica. I partiti hanno infatti adottato stili di comunicazione orizzontale e strategie di costruzione del consenso più partecipative (l’intermediazione diretta tra attori politici ed elettori attraverso i social media ne sono un esempio). Il processo di personalizzazione e leaderizzazione della politica nel quadro della crisi della democrazia, ha quindi portato all’instaurazione di un legame di responsabilità diretta tra leader e cittadini e un conseguente indebolimento delle strutture organizzative dei partiti. I social network, in particolare nei moderni partiti elettorali, stanno rappresentando un vero e proprio sostituto funzionale della struttura organizzativa.

Nelle democrazie avanzate si manifestano inoltre tendenze generali legate al comportamento di voto come l’aumento dell’astensione, il progressivo indebolimento dei partiti tradizionali, la minore identificazione degli elettori con i partiti politici, la frammentazione dell’offerta partitica e una maggiore influenza di fattori contingenti nella formazione della decisione di voto. Individuare i fattori d’incertezza che concorrono a determinare le scelte di voto o di non voto durante la campagna elettorale e l’impatto che questi hanno sulla volatilità dei risultati elettorali significa anche esaminare quanto queste dinamiche influenzino la stabilità dei sistemi politici. I processi di globalizzazione, la crisi degli organi intermedi, la diffusione di sentimenti di apatia e di antipolitica, l’emergere di attori populisti ed euroscettici, nuove divisioni sociali e politiche che sostituiscono quelle tradizionali e l’impatto delle dinamiche economiche e culturali sulle scelte di voto, stimolano sempre più riflessioni sui processi di ridefinizione dello spazio della competizione politica.

In questo contesto, si tenga anche in considerazione il ruolo delle emozioni nello strutturare i legami politici. In un’epoca sempre più contraddistinta da disintermediazione, grazie anche allo sviluppo tecnologico, e da un diffuso senso individualista, finanche narcisista del rapporto con l’altro, analizzare il ruolo dei sentimenti può risultare utile al fine di comprendere i meccanismi odierni di mobilitazione.

La leva emozionale rappresenta pertanto un fattore sia di mobilitazione attiva, di partecipazione, di costruzione di un atto performativo; sia di adesione lenta e leggera, di progressione, ovvero di soft power che gli Stati, e soprattutto le grandi potenze a partire dalla Cina, adottano al fine di alimentare e diffondere a livello globale cultura e valori di riferimento.

Tali considerazioni aprono, inoltre, opportune riflessioni sul concetto di “rappresentazione” connesso alla crisi della rappresentanza, ovvero al nesso tra iconoclastia e politica. Si pensi, ad esempio, alle manifestazioni del movimento Black Lives Matter seguite alla morte di George Floyd. Critiche al cosiddetto politicamente corretto hanno anche posto le condizioni per una problematizzazione circa la composizione del dibattito pubblico liberal-democratico, la valenza del concetto portante di disaccordo nell’esercizio della libertà di espressione e l’analisi di possibili forme di ingiustizia.

Ancora, si osservi l’impatto della cosiddetta “quarta secolarizzazione” nel tentativo di cogliere alcuni degli elementi del “metamorfico” rapporto dell’uomo contemporaneo con la sfera del religioso, individuando le conseguenze di quest’ultimo su individuo e società.

Apertosi con gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, il Terzo Millennio si connota sovente mediante il binomio emergenza e crisi. Sono noti i momenti topici in cui esso si è mostrato, due su tutti: la crisi finanziaria del 2008 e quella pandemica da Covid-19 del 2020 tutt’ora in corso. Insieme alle trasformazioni tecnologiche, l’arretramento delle tradizionali forme di intermediazione aprono ai rischi della disinformazione in relazione alla tenuta democratica delle società contemporanee.

Il panel incoraggia contributi incentrati sul seguente elenco (non esclusivo) di argomenti relativi alla crisi della democrazia nei suoi molteplici aspetti ed effetti, nella sua evoluzione storica e politica nel corso del Novecento e alle sfide che il nuovo secolo le pone davanti. Intende, inoltre, promuovere una riflessione multidisciplinare, interdisciplinare e metodologicamente pluralistica sul tema della democrazia, della rappresentanza, delle rappresentazioni, accogliendo proposte di abstract che individuino quali siano gli indicatori di tale crisi, quali le cause e le conseguenze che possono essere ipotizzate.

  • Democrazia e democrazie: prospettive politologiche, storiche e filosofiche tra crisi e trasformazioni.
  • Dalla società civile ai nuovi movimenti: ecologismo, femminismo, alterglobalismo, pacifismo.
  • Politica di potenza e soft power nella sfera globale.
  • I processi di State e Nation building nella costruzione delle identità nazionali, dai totalitarismi alle democrazie.
  • Materiale immaginario, identità, discorso: la narrazione della storia tra comunicazione e percezione.
  • Fratture sociali, economiche, territoriali: dalla crisi delle ideologie del Novecento ai nuovi ideologismi contemporanei.
  • Origini, evoluzioni, teorie e pratiche del populismo nell’età contemporanea.
  • Il ruolo dei sentimenti (affetto-odio) nella strutturazione del politico.
  • Democrazia come regime delle rivendicazioni nel bilanciamento tra diritti e doveri.
  • Mafia e antimafia, questione criminale e questione morale.
  • I soggetti della partecipazione pubblica, dalla mobilitazione civile alla protesta.
  • Il ruolo dei tecnici e degli esperti: tra democrazia numerica e pluralismo corporativo.
  • Le elezioni in tempi di crisi della democrazia e di politica post rappresentativa. I fattori d’incertezza e la ridefinizione dello spazio della competizione politica.
  • La trasformazione della concezione di rappresentanza individuale in un contesto di indebolimento del ruolo del partito.
  • Tentativi di rivitalizzazione della rappresentanza e partiti politici. Un restyling del modello organizzativo.
  • La comunicazione politica e le strategie di costruzione del consenso nell’era della disintermediazione.
  • Nuove ed individualizzate forme di partecipazione ai tempi della platform society.
  • Processi di leaderizzazione e personalizzazione del ceto politico.
  • Hate speech e politicamente (s)corretto nel discorso pubblico liberal-democratico.
  • Ingiustizia epistemica e ingiustizia politica.
  • Disinformazione nell’era digitale.
  • 1922-2022. Un controverso secolo di Politische Theologie. L’analogia come metodo della ricerca.
  • Iconoclastia e politica: il valore delle rappresentazioni nella crisi della rappresentanza.
  • Quarta secolarizzazione: conseguenze delle metamorfosi del religioso su individuo e società.

Agli autori è richiesto un long abstract (secondo il modello di riferimento, scaricabile qui), che non deve superare le 7.000 battute spazi inclusi, al netto di titolo e bibliografia.

I long abstract dovranno pervenire entro le 23:59 del 10 settembre 2022 tramite l’apposita sezione “Submission & peer review” di questa piattaforma.

Per qualsiasi informazione è possibile contattare il Comitato tramite l’indirizzo cndss2022@gmail.com.

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