Il mezzo secolo più lungo della storia: il secondo Novecento dalla Guerra Fredda alla globalizzazione

Coordinatori: Prof.ssa Stefania Mazzone, Prof.ssa Daniela Melfa, Prof. Giovanni Schininà, Dott. Andrea Giuseppe Cerra, Dott. Antonio Messina, Dott. Massimo Occhipinti, Dott. Leonardo Recupero, Dott. Juan de Lara Vázquez.

Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania organizza la VII –VIII Conferenza Nazionale dei Dottorandi in Scienze Sociali, che si terrà dall’1 al 3 Dicembre 2022 a Catania presso la sede del Dipartimento. L’invito a partecipare è aperto a tutti i dottorandi del settore provenienti da università italiane e straniere. Il tema del panel ruoterà intorno al focus delle fratture che si sono consumate nella seconda metà del XX secolo.

«Una cortina di ferro è scesa sull’Europa»: con queste parole, pronunciate in occasione di un discorso tenuto il 5 marzo 1946, l’ex premier britannico Winston Churchill rendeva vivida, agli occhi dei contemporanei, la prima impetuosa e drammatica frattura che, nella seconda metà del Novecento, divise in due l’Europa e il mondo, preannunciando di fatto l’inizio della Guerra Fredda. Una frattura che coinvolse non solo le due superpotenze vincitrici la Seconda guerra mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica, e le loro rispettive ideologie (democrazia liberale e comunismo), ma che ebbe significative ripercussioni nella dialettica dei movimenti e dei partiti politici di un’ampia varietà di paesi e nelle trame da essi intrecciati con altri attori nazionali e internazionali. Ciò induce a riflettere sull’importanza rivestita dalle fratture geopolitiche nella configurazione interna di quelle entità politiche (nazioni, stati, partiti, movimenti) non direttamente coinvolte nel conflitto.

Rileggere il secondo Novecento come il secolo delle grandi fratture implica una ridefinizione della periodizzazione storica capace di tenere conto dei momenti di frizione, di tensione e di rivendicazione che hanno rappresentato veri e propri spartiacque rispetto a modelli e assetti egemonici consolidati. Si pensi all’emergere del Terzo Mondo come protagonista a seguito delle lotte per l’indipendenza dal colonialismo (in Africa e in Asia) o per l’autonomia da Washington (in America Latina), con la conseguente ricerca di una «terza via» tra il capitalismo e il comunismo per la costruzione di un terzo polo di attrazione capace di fungere da alternativa all’antagonismo Usa/Urss e, quindi, al ruolo esercitato in campo internazionale dal Movimento dei paesi non allineati. Si pensi ancora, alle fratture via via determinate dalla nascita della comunità europea rispetto agli assetti e alle ideologie nazionali, o a quelle determinate nel mondo arabo dalla costituzione dello Stato di Israele, o in Occidente dall’incremento del welfare state e dalle rivendicazioni di maggiori diritti sociali e di genere, o ancora l’irrompere della globalizzazione; si pensi ancora ai dibattiti teorici sul neoliberismo e la postmodernità, agli effetti pratici e tavolta contraddittori della tecnica e delle sue ramificazioni; si ragioni sui processi di democratizzazione e sulle dinamiche che ne hanno coinvolto i partiti politici.

Le rivendicazioni globali emerse nel corso della seconda metà del Novecento, inoltre, hanno sollevato nuovi temi di confronto sulla pace, la tutela dei diritti umani, il debito estero dei Paesi poveri e la questione ambientale, che si intrecciano tra di loro nel tentativo di individuare un nuovo modello di sviluppo dopo la crisi della società industriale moderna (Club di Roma, ’68) e nella definizione del concetto di “sostenibilità” per far fronte al cambiamento climatico (Rio de Janeiro, 1992). Infine, la grande frattura per eccellenza: il crollo dell’Urss e le conseguenze determinate tanto all’interno dei paesi dell’ex blocco sovietico quanto nella ideologia e nella prassi politica dei partiti di tutto il mondo che ad essa guardavano come a un punto di riferimento. La “fine dalla storia”, così come profetizzata nel 1992 da Francis Fukuyama, porta in realtà all’emersione di nuovi conflitti e di nuove fratture, emblematicamente espresse nelle retoriche sulla “guerra di civiltà” tra Occidente e Islam o nelle nuove problematiche determinate dal capovolgimento dei flussi migratori. Un Occidente sempre più culturalmente disarmato e impotente dinanzi all’ascesa di nuovi attori che, come la Cina, reclamano un ruolo di protagonismo nell’agone geopolitico.

Tensioni e rivoluzioni, rivendicazioni e fratture come scaturigine di processi e di fenomeni da interrogare o re-interrogare con nuovo sguardo critico e con l’ausilio delle metodologie proprie delle discipline storiche, politologiche, sociologiche, filosofiche, giuridiche, antropologiche e degli studi d’area, da una prospettiva di storia globale in cui le diverse aree del globo sono prese in considerazione (Europa, Asia, Africa, America latina).

Elenchiamo qui, a titolo non esaustivo, alcuni tra i possibili ambiti di discussione:

  • Riflessioni sulla periodizzazione del Novecento, con particolare riferimento alla seconda metà del secolo;
  • Storia e geopolitica del Mediterraneo nella seconda metà del Novecento;
  • L’alternativa del pacifismo: riflessioni ed esperienze nell’epoca della minaccia atomica;
  • La dialettica partitica nell’Europa del secondo dopoguerra tra ideologia e cultura parlamentare;
  • Strategia della tensione in Italia e movimenti estremisti di destra e di sinistra;
  • La rivendicazione dei diritti delle donne, dei lavoratori e delle minoranze;
  • Le relazioni bilaterali tra Unione Sovietica e Stati Uniti;
  • I discorsi e le retoriche salvifiche e demonizzanti dei due blocchi;
  • Terrorismo e strategia della tensione in Italia come funzionale alla Guerra Fredda;
  • La Guerra Fredda per procura: il ruolo destabilizzante della proxy war;
  • Terzo mondo, anti-imperialismo e decolonizzazione in Africa;
  • Rapporti internazionali tra Urss, Stati Uniti e Terzo mondo;
  • Medio Oriente e conflitto arabo-israeliano nel contesto della Guerra Fredda;
  • La “questione sociale” dal 1945 al 1989: come è stata affrontata da varie angolature (Piano Beveridge, welfare state, democrazia industriale etc.);
  • Il 1989 e la fine della storia: crollo dell’Urss e fine del “sogno comunista”;
  • Dalla Guerra Fredda alle nuove ideologie: potenziamento e ascesa della tecnica;
  • Guerra Fredda, sicurezza nazionale e creazione del nemico: i risvolti giuridici;
  • La ricerca etnografica durante la Guerra Fredda: rischi e problemi metodologici. 

Agli autori è richiesto un long abstract (secondo il modello di riferimento, scaricabile qui), che non deve superare le 7.000 battute spazi inclusi, al netto di titolo e bibliografia.

I long abstract dovranno pervenire entro le 23:59 del 10 settembre 2022 tramite l’apposita sezione “Submission & peer review” di questa piattaforma.

Per qualsiasi informazione è possibile contattare il Comitato tramite l’indirizzo cndss2022@gmail.com.

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